Una specie di spia: Vivian Maier in mostra a Trieste

Sabato 14 settembre 2019 mi sono recata a Trieste con la mia famiglia.

Siamo andati a vedere la mostra The Self-portrait and its Double di Vivian Maier, di cui ho letto la storia nel libro ‘Storie della buonanotte per bambine ribelli 2’ e curiosa come sono non potevo farmela mancare.

Vivian Maier, nata negli Stati Uniti, per tutta la vita lavorò come bambinaia ma la sua vera passione era la fotografia.

Fotografava i bambini a cui badava, fotografava la gente che incontrava per strada e anche se stessa riflessa negli specchi e nelle vetrine e fotografava anche la sua ombra.

Alle famiglie presso cui lavorava chiedeva sempre una stanza per sé e serrature in più alla porta perché era una persona molto riservata, non parlava mai a nessuno e non permetteva a nessuno di entrare nella sua stanza.

Proprio per la sua riservatezza quando portava a far sviluppare i suoi rullini non dava mai il suo vero nome ma sempre nomi di fantasia.

La macchina che utilizzava si doveva tenere all’altezza del petto e si guardava dall’alto: si chiamava rolleiflex.

Questa le permetteva di fotografare le persone senza farsi notare.

Di se stessa diceva: “Sono una specie di spia“.

Dopo tanto tempo iniziò ad usare una macchina a colori da tenere vicino alla faccia come quelle attuali.

Quando divenne anziana iniziò a perdere la ragione e in un episodio della sua vita accadde che un imbianchino, dovendo dipingere una parete, utilizzò dei giornali che Vivian conservava in casa (ne aveva innumerevoli pile accatastate).


Una riflessione su Vivian.
Secondo voi sarebbe stata felice di tutto questo successo?
Per me no perché era molto riservata

Quando lei se ne accorse, iniziò a urlare come una matta e accusò la famiglia di averle rubato i giornali, spaventandoli tantissimo e per questo motivo furono costretti a cacciarla.

Tutte le sue foto, stampe, filmati e negativi li conservò in un magazzino e quando non poté più pagare l’affitto tutti i suoi lavori furono messi all’asta.

Un collezionista comprò tutto ed iniziò ad indagare sulla vita di questa fotografa, e non fu compito facile visto che di lei non si trovavano fonti di informazione.

Dopo la mostra siamo andati alla scoperta della città di Trieste.

Prima tappa la piazza più grande d’Europa, Piazza Unità d’Italia che vista dal Molo Audace è veramente gigante.
Poi siamo stati al teatro romano ma l’abbiamo potuto vedere solo da fuori perché era chiuso: che delusione.
A poca distanza da qui abbiamo visitato il tempio serbo-ortodosso, pieno di ricchi mosaici e immagini sacre.
Quando poi siamo usciti ci siamo imbattuti in uno spettacolo imprevisto: una strana partita di palla canoa che si teneva nel Canal Grande di Trieste.

Poi, con una faticosissima scarpinata, siamo saliti fino al Castello di San Giusto: siamo andati proprio in cima al castello a vedere il magnifico panorama di Trieste.

Poi abbiamo visto il Lapidario Tergestino (triestino, Tergeste è il nome antico della città) pieno di mosaici antichi e costruzioni di pietra, tra cui sarcofagi e lapidi, risalenti all’epoca romana e l’armeria in cui erano esposte molte armi di varie epoche dal Medio Evo fino al diciannovesimo secolo.

Usciti dal castello abbiamo anche visto la chiesa di San Giusto (da fuori): si vedevano le colonne di un antico tempio di epoca romana che sono state riciclate dai costruttori per sostenere la chiesa.

La gita a Trieste ormai volgeva al termine quando, lungo la discesa che ci portava al molo, quasi stesse giocando a nascondino, abbiamo trovato in mezzo alle case l’Arco di Riccardo, probabilmente una delle porte d’ingresso all’antica città di Tergeste.

Questo è stato l’ultimo momento emozionante di questa bella giornata, rimaneva giusto il tempo di un ultimo sguardo a piazza Unità d’Italia, piena di luci e con l’allegra musica del pianoforte dello storico Caffè Degli Specchi.

 

Se qualcuno fosse interessato, la mostra di Vivian Maier è stata prolungata fino al 13.10.2019.

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Francesca Bomben

Sperimento linguaggi, narro di luoghi e imparo molto alla Scuola Primaria di Roveredo in Piano, Pordenone.

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