Sull’alfabeto maiuscolo e sul metodo di insegnamento della letto scrittura

Se si scrive su google “come insegnare a leggere e a scrivere” compaiono un’infinità  di proposte che spesso appaiono in antitesi le une alle altre.

Numeri impressionanti di blog tenuti da mamme (alcuni validi, altri molto meno) offrono consigli e schede fatte in casa.
Così il web finisce per passare per validi pressapochismi e anticipazioni che disorientano e creano confusione nei piccoli allievi.

Alcuni sono davvero deleteri: schede e schede di lettere tratteggiate senza il controllo del verso delle scrittura e sulla insolubilità del tratto o l’insegnamento dell’alfabeto utilizzando il nome delle lettere (“emme“) invece del loro suono, ma su questo ci torneremo.

Della letto scrittura viene sottovaluta la complessità e la responsabilità della gradualità dell’approccio non conoscendo gli step che ne sottendono l’acquisizione (“ho pur imparato io?“).

Per questo vorrei spendere qui due parole sui metodi per l’insegnamento della letto scrittura: per far comprendere meglio quali siano le riflessioni che portano un insegnante a favorirne uno sugli altri.

Come si fa a scegliere un metodo?

L’insegnante tiene conto delle potenzialità dei propri gruppi/classe: la composizione, il numero degli allievi e delle sezioni, la presenza di bimbi con necessità di attenzioni particolari, il livello generale evolutivo dell’iter di apprendimento del gruppo/classe.
Una volta valutato questo, in team, viene scelto il metodo che più favorirà l’apprendimento a tutti i bambini di quelle classi.

Una ricerca recente effettuata da due ricercatrici argentine Ferreiro e Teberosky, agli inizi degli anni ’80, sui bambini tra i 4 e 6 anni ha evidenziato che il momento in cui il bambino scopre che la scrittura rappresenta la lingua orale fa prima l’ipotesi sillabica a cui segue l’ipotesi alfabetica che si concretizza in un’analisi sistematica dei fonemi. Hanno così costruito  un modello teorico di tappe di sviluppo della scrittura usato dalle insegnanti per individuare i percorsi di scoperta di ogni singolo allievo.

Fra quali metodi scegliere?

I metodi di apprendimento della letto scrittura proponibili nella prima classe della scuola primaria si differenziano, sostanzialmente, nell’approccio iniziale: analitico o sintetico.

I metodi globali/analitici

Partono da un tutto (parole o frasi) che viene poi scomposto in elementi successivamente componibili.

Si inizia a leggere e scrivere memorizzando parole o frasi intere. Per scoperta spontanea, i bambini iniziano poi ad analizzare sillabe o lettere per comporre parole nuove. Si va dalla comprensione alla memorizzazione, per comprendere il codice con l’esperienza diretta.

I più praticati sono

  • Il metodo ideo-visivo di Decroly: che privilegia il senso della vista rispetto a quello dell’udito. Interessante approccio che parte dall’esperienza di vita della classe per far memorizzare e leggere frasi. Con il tempo poi si passa al riconoscimento degli elementi semplici.
  • Il metodo naturale di Freinet: che avvicina il bambino alla lettura e alla scrittura partendo dal bisogno di comunicare di ognuno. Usa tecniche artistiche quali la stampa con limografo e la tipografia.
  • Il metodo globale di Dottrens: la base è rappresentata da giochi che stimolano l’attenzione visiva per poi lasciarsi condurre dalle richieste del bambini. È l’approccio più spontaneo.
  • Il metodo globale di Mialaret: dove vengono coinvolti tutti i sensi, e dove la la lettura parte dalla comprensione. Poi, per sintesi, si giunge all’apprendimento di sillabe e lettere.
  • Il metodo globale di Jadoulle: a mio avviso simile al Freneit ma con proposte didattiche iniziali differenti. Poi  – a partire da una data precisa e stabilita a priori per tutti i bambini – il passaggio  allo studio sistematico di sillabe e lettere.

Qui un esempio del centro di ricerche psicopedagogiche LOGOS

A mio parere un punto debole dei metodi analitico/globali, nati sull’onda dello spontaneismo degli anni settanta,  è il livello di maturità e livello attentivo (sempre più difficile ora da mantenere a causa di una società ipersitimolante) richiesta al bambino per compiere il processo di analisi della parola che va dapprima scomposta in sillabe e poi in fonemi, l’altro punto debole è che viene precluso totalmente agli allievi non cresciuti in ambiente parlante lingua italiana perché necessita di un retroterra di conoscenze lessicali e sintattiche a livello di madrilinguismo.
Diventano invece una tecnica valida e molto utilizzata per l’approccio della lettura ad alunni con ritardo.

I metodi analitico-sintetici

Sono, infondo, un’aggiustamento dei metodi globali, con il passaggio immediato dalla presentazione delle frasi alla semplificazione fino alla lettera. L’apprendimento avviene attraverso esercizi sistematici.

  • Il metodo naturale: giochi con figurine che stimolano la comunicazione vocale e il disegno.
  • Il metodo Deva: ha avuto un grossissimo seguito nella scuola italiana nel Nord/Est. Si compone di quarantotto schede che accompagnano il bambino attraverso la scomposizione materiale della parola, a imparare la parola, la sillaba e la lettera.
  • Il metodo fonematico: si parte dalla presentazioni di parole fonematiche, composte da sillabe, e parallelamente si studiano le prime lettere. Poi si passa a comporre parole con fonemi proposti dai compagni, per arrivare a leggere e scrivere parole usando le lettere e non le sillabe.

 

I metodi sintetici

Nel metodo sintetico si parte dalla conoscenza mnemonica delle lettere per poi passare alle sillabe e alle parole.

  • Il metodo sillabico del Mialaret: usato principalmente con bambini in difficoltà di apprendimento, parte dall’associazione grafica-suono e procede con esercizi meccanici ripetuti.
  • Il metodo Montessori: la scrittura precede la lettura; il fonema è associato alla vista e al tatto.
  • Il metodo fonologico (o fonetico) praticato fino agli anni settanta del secolo scorso che ha, che parte dall’individuazione dei fonemi – prima vocali e poi consonanti – per arrivare alla sostituzione di fonemi all’interno di parole per cambiarne il significato (è il metodo con il quale hanno insegnanto a me a scrivere).
  • Il metodo fonico-sillabico, praticato negli anni ottanta come una risposta, una via di mezzo, del precedente (e con il quale io ho iniziato a insegnare a scrivere… negli anni ottanta del secolo scorso). Metodi che, però, rischia di far incappare i lettori in alcuni errori ricorrenti di tipo sia fonologico che fonetico (e più avanti anche ortografico).

arriviamo ora ai più recenti

  • Il fonologico-ortografico-lessicale di Tamara Malaguti: un metodo che si basa su un un modello teorico sviluppato nell’ambito della neuropsicologia cognitiva per l’acquisizione dei processi di decodificazione/codificazione.
  • Il globale/fonematico di Ercole Bonjen.
  • il metodo simultaneo che introduce una sola consonante alla volta in un tutto già noto e privilegia l’approccio testuale perché più gratificante per il bambino rispetto alle singole parole.

 

In Italia non esiste una normativa vera e propria sul metodo da utilizzare alla scuola primaria per l’insegnamento della letto-scrittura. Piena libertà è lasciata agli insegnanti e alle scuole.

Lo Stato detta, con le Indicazioni nazionali per il curricolo le competenze verso le quali poi ogni singolo insegnante porterà le proprie classi con i metodi che ritiene più opportuni.
Un interessante documento: il  Decreto Ministeriale del 12 luglio 2011 o, meglio ancora, le Linee guida per il diritto alla studio degli alunni e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento allegate allo stesso, danno però indicazioni sull’orientamento della scelta. Sono le stesse Linee Guida che richiedono quegli elementi preconoscitivi, che vengono poi integrati nella formazione delle classi, nella progettazione delle attività e nella scelta del metodo.

Nel documento ci sono passaggi significativi::

“Spesso nella prima classe della scuola primaria gli insegnanti si lasciano prendere dall’ansia di dover insegnare presto agli alunni a leggere e scrivere, ostacolando, però, in questo modo, processi di apprendimento che dovrebbero essere graduali ” [cit.]

“Scendendo nello specifico del metodo di insegnamento-apprendimento della lettoscrittura, è importante sottolineare che la letteratura scientifica più accreditata sconsiglia il metodo globale, essendo dimostrato che ritarda l’acquisizione di una adeguata fluenza e correttezza di lettura”[cit.]

“Va detto che anche nel metodo fono-sillabico non sempre c’è coerente gradualità nella scelta delle parole esemplificative in relazione alle lettere presentate. Al bambino vengono cioè presentate parole che contengono la lettera e la sillaba che si sta studiando, ma che contengono anche altre lettere ancora sconosciute: si determina così spesso una fusione tra metodo fonico-sillabico e metodo globale, almeno nella prassi. Occorre, invece, porre attenzione ad ordinare le consonanti, e le parole esemplificative utili per il loro riconoscimento e per l’esercizio della lettura, in modo da presentare al bambino soltanto lettere già note“[cit.]

 “In ogni caso, qualunque metodo si adotti, sarebbe auspicabile iniziare con lo stampato maiuscolo, la forma di scrittura percettivamente più semplice [omissis]. Si dovrebbe poi evitare di presentare al bambino una medesima lettera espressa graficamente in più caratteri (stampato minuscolo, stampato maiuscolo, corsivo minuscolo, corsivo maiuscolo), ma è opportuno soffermarsi su una soltanto di queste modalità fino a che l’alunno non abbia acquisito una sicura e stabile rappresentazione mentale della forma di quella lettera.”[cit.]

“L’insegnante [omissis] dovrà dare indicazioni molto precise per la scrittura, verbalizzando al bambino come si tiene una corretta impugnatura della matita o della penna, dando indicazioni precise sul movimento che la mano deve compiere, sulla direzione da imprimere al gesto, sulle dimensioni delle lettere rispetto allo spazio del foglio o del supporto di scrittura (cartellone, lavagna). Si farà anche attenzione a che il bambino disegni le lettere partendo dall’alto. “[cit.]

Quindi che chiedono le Linee Guida?

Che il bambino di essere consapevole dell’itinerario, di cosa ha imparato e di cosa imparerà. Questo gli permette di affrontare l’apprendimento contenendo l’ansia.

Che si favorisca da subito gratificazioni agli alunni. Il risultato percepito a breve termine ricarica la motivazione all’apprendimento.

Che si permetta l’acquisizione della strumentalità di base a tutti gli alunni, anche a quelli con scarsi prerequisiti e/o in difficoltà offrendo stimoli per tutti gli stili cognitivi e per tutte le intelligenze.

È stato considerando questo e conoscendo i nostri “nuovi ragazzi” in queste primissime settimane che il nostro team si è orientato verso un metodo che potrebbe essere catalogato come fono-sillabico simultaneo; ma avendo già esperito più metodi di presentazione della letto scrittura, sicuramente vi saranno contaminazioni con il meglio dei metodi storici.

Per l’approccio alla scrittura sono stati scelti supporti facilitanti che non disorientino il bambino con eccessive variabili. La scelta iniziale della riga e del quadretto alto un centimetro favoriscono l’attenzione alla produzione, lasciandola più libera da schemi e verticalità che disorienterebbero bambini che stanno ancora maturando la spazialità e l’orientamento portano a una percezione disturbante per “affollamento” delle immagini, come nel caso dei quadretti da mezzo centimetro.

 

Francesca Bomben

Insegnante per l'asse dei linguaggi e per l'asse antropologico presso la Scuola Primaria di Roveredo in Piano, Pordenone.

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