Museo Egizio di Torino

Finalmente ci siamo!

Dopo aver incontrato la nostra guida, Maria Grazia, un’egittologa che ci avrebbe accompagnato lungo tutta la visita, abbiamo preso le scale mobili, perché il museo, che è su quattro piani, si visita a rovescio!

Si parte dall’alto e si scende. Bello, così le scale si fanno solo in discesa.

Taccuino di 6INradio alla mano, Ginevra è pronta per intervistare la guida del Museo e la mummia pre-dinastica

La prima cosa che si incontra è la prima mummia ritrovata, che in realtà è una mummia naturale, che si è conservata così per le condizioni climatiche tipiche del luogo: sabbia, caldo ed assenza di umidità. Si pensa che sia stato proprio questo a dare l’idea agli antichi egizi di mummificare i corpi. Ho potuto vedere che all’inizio i corpi venivano mummificati rannicchiati e sembravano dei bozzoli di farfalla e solo poi hanno cominciato a distenderli come li conosciamo oggi.

La mummia naturale

Le prime tombe dell’Antico Regno si chiamano Mastabe che in arabo vuol dire panche. Erano costruzioni rettangolari con i lati inclinati costruite sopra il pozzo funerario sotterraneo.

Subito dopo c’è la statua della principessa Radji: di lei si sa il nome perché c’è scritto di lato nella statua ma non sappiamo molto altro. È una delle statue più antiche conservate in questo Museo.

Quando ci siamo fermati a vedere resti e foto delle prime tombe, l’egittologa ci ha spigato che si era diffuso in fretta l’uso di creare tombe grandi per i faraoni e le persone più importanti, ma ben presto gli antichi egizi hanno dovuto far i conti con i predoni, ovvero con malviventi che entravano nelle tombe e rubavano gli oggetti preziosi sepolti insieme al defunto, danneggiavano e rompevano quello che non interessava e arrivavano perfino a dar fuoco a quello che rimaneva. Siccome però credevano nella vita nell’aldilà, avevano paura che il defunto li potesse vedere e potesse far cadere una maledizione su di loro per il loro comportamento sbagliato, allora per evitarlo cancellavano o rovinavano gli occhi nei dipinti che adornavano le tombe, perché così credevano che il defunto diventasse cieco e non li potesse riconoscere. Sono moltissime le statue e i dipinti con i visi rovinati purtroppo.

È anche per colpa proprio dei predoni che piano piano non si sono più costruite tombe grandi come le piramidi e gli egizi hanno utilizzato la Valle dei Re come luogo di sepoltura.

Lì infatti cercavano di nascondere le tombe dai predoni per far sì che non li disturbassero nel loro viaggio verso l’aldilà.

In quella stanza del Muso, alle pareti era possibile ammirare i dipinti trovati nella Tomba di Iti, un capo militare e sua moglie Neferu: la cosa che mi ha colpito è che in questi dipinti sono raffigurate delle antilopi che sembra stiano mangiando da una ciotola come fossero animali addomesticati. Mi è sembrato strano perché io le antilopi oggi le vedo solo libere nella savana.

 

Antilopi che si abbeverano su alcune ciotole. Furono addomesticate?

Nelle tombe era possibile trovare oltre agli oggetti preziosi, cibo ed acqua: la ricchezza nell’antico Egitto era sì data dalle cose preziose e – cosa un po’ strana per noi – presso l’Antico Egitto l’argento era ritenuto più prezioso dell’oro, ma la cosa più preziosa di tutte era il cibo.

Penso che questo voglia dire che non tutti avevano sempre da mangiare, e che le condizioni di vita non devono essere state facili per tutti.

Ovviamente nelle tombe si trovava anche il Libro dei Morti e una sorta di “Lista di non colpevolezza” incisa di solito dietro lo scarabeo.
Il defunto si preoccupava di elencare le cose cattive che non aveva fatto, per presentarsi in modo migliore di fronte al giudizio nell’aldilà.
Mi è sembrato un po’ buffo perché chiunque può dire di non aver fatto cose sbagliate, ma poi chissà se è vero e non credo che gli Dei fossero così sciocchi da cascarci…

Proseguendo si trova anche una grande sala dove ci sono i reperti della scuola degli scribi. È stato bello vedere i papiri dove i ragazzi imparavano a scrivere e disegnare, che sono un po’ diversi da quelli che si trovano sui muri delle tombe e si vedono le correzioni che gli studenti facevano man mano.

Sembra bozze di disegni? Lo sono davvero!

 

Quelli invece definitivi erano colorati.
Ci sono anche delle ricostruzioni di come erano i veri colori delle tombe e dei papiri, e sono davvero bellissimi! Un papiro molto interessante è il cosiddetto “Papiro dello sciopero” scritto dallo scriba Amennakhet che descrive addirittura il primo sciopero della storia, ovvero le proteste degli operai e degli artigiani che stavano decorando delle tombe vicino a Tebe e che hanno manifestato contro i funzionari perché non venivano pagati e avevano fame. Il faraone era Ramesse III.

La parte più importante del Museo è la tomba di Kha e sua moglie Merit, scoperta da Schiaparelli (Direttore per molti anni proprio del Museo Egizio) nel 1906.

 

 

Kha era un architetto che lavorava per i faraoni, ed è stato seppellito come una persona importantissima, quasi come un faraone perché aveva molte conoscenze illustri e perché con il suo lavoro era entrato in contatto con molti artigiani e decoratori che quindi hanno avuto per la sua tomba un occhio di riguardo. Nella tomba è stato trovato tutto intatto: dai sarcofagi a tutti gli oggetti che avevano messo per lui e sua moglie e che potevano servire e rendere piacevole la vita nell’aldilà, dal cibo alle parrucche al… libro dei morti … che è lungo come una parete intera.

Il libro dei morti è lunghissimo! Era davvero una persona virtuosa.

Ho detto parrucche perché gli egizi usavano le parrucche. Infatti già ai bambini venivano tagliati i capelli, che poi erano tenuti in varie acconciature in funzione dell’età e dell’importanza (a volte mescolati con lana e altri materiali). Le acconciature potevano essere anche molto particolari e venivano tenute a posto con oli e cere che erano un po’ l’equivalente delle nostre lacche e gel e che servivano anche a profumarle visto che non le lavavano molto spesso.

Una delle parrucche esposte

Dopo la sala di Kha abbiamo visto anche il laboratorio dove vengono fatti i restauri delle mummie e degli oggetti.
Ed infine siamo arrivati alla stanza più vasta, con luci soffuse, dove sono raccolte le statue più grandi e più importanti.

Dalle sfingi di pietra fino a quella di Ramses II, il più importante di tutti!

È lui, è Ramesse II

È stata una visita stupenda, dove ho potuto vedere tutto quello che abbiamo studiato a scuola ed imparare altre cose e curiosità grazie alle spiegazioni di Maria Grazia.

Per finire, care Maestre, missione completata! Ho posto a Maria Grazia, la domanda che mi avete chiesto voi di chiedere, ovvero chi era la Dea del Silenzio: era la Dea Merseger che era rappresentata come un Serpente!

La Dea Merseger non risiede spesso al museo, e nemmeno nelle nostre classi, anche se voi la invocate spesso.

Amici, vi ho raccontato quello che mi è rimasto impresso, e ci sarebbero un milione di altre cose da dire, ma non voglio raccontare tutto!! Così vi viene voglia di andare!

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Francesca Bomben

Sperimento linguaggi, narro di luoghi e imparo molto alla Scuola Primaria di Roveredo in Piano, Pordenone.

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