La fine di un viaggio

In agosto i miei genitori mi hanno portato a visitare la risiera di San Sabba, uno stabilimento costruito nel 1898 per la pilatura del riso che prende il nome dal rione in cui è stato edificato.

Risiera di San Sabba: cortile interno con i resti del forno crematoio.

Nel settembre 1943 viene occupato dai nazisti e utilizzato come campo di prigionia e smistamento dei deportati diretti in Germania e Polonia (campi di concentramento di Birkenau e Auschwitz).

Veniva usato anche come deposito dei beni sottratti ai prigionieri.

Frequenti furono anche le eliminazioni degli ostaggi, partigiani e detenuti politici ed ebrei.

Il 4 aprile 1944 venne messo in funzione un forno crematorio, l’unico dei campi presenti in Italia.

L’entrata stretta e chiusa da alte mura mette subito tristezza. Il primo stanzone che si incontra è chiamato “cella della morte“: qui venivano stipati i prigionieri destinati ad essere uccisi e cremati nel giro di poche ore.
Subito dopo ci sono le micro-celle, cubicoli davvero minuscoli in cui venivano stipate anche sei persone, al buio e senza possibilità di muoversi.

La Sala delle Croci - Risiera di San Sabba

La Sala delle Croci

C’è poi la sala delle croci, un immenso stanzone in cui erano rinchiusi i prigionieri destinati alla deportazione, uomini e donne di tutte le età, perfino bambini di pochi mesi. Prende il nome dalla configurazione delle travi usate per il soffitto.

Nel cortile interno, proprio davanti alle celle, c’era il forno crematorio. Oggi non esiste più perché è stato fatto esplodere dai nazisti in fuga, (link esterno, lingua inglese: foto) nella notte tra il 29 e 30 aprile 1945, per eliminare le prove dei loro crimini.

Una cosa che mi ha fatto veramente rabbrividire è il fatto che molte persone venivano buttate nel forno ancora vive.

Per coprire i lamenti delle vittime i nazisti trasmettevano musica ad alto volume, aizzavano i cani per farli abbaiare e tenevano in moto gli automezzi.

luogo dove sorgeva il forno crematoio

Monumento eretto ne luogo dove sorgeva il forno crematoio

Al posto del forno crematorio ora c’è una pavimentazione recintata e un monumento posto a simboleggiare il fumo che usciva dal camino. Infine ci sono anche due aree adibite a mostre in cui si possono vedere foto storiche, oggetti appartenuti ai prigionieri, quaderni di memorie scritte dai prigionieri stessi e tanti filmati con i racconti dei sopravvissuti e varie fasi del processo che si è concluso nell’aprile 1976.

reportage Cubicoli di detenzione

È stata un’esperienza molto forte, non pensavo che potessero esistere persone così cattive. Mi sono anche commossa nel vedere gli oggetti personali e le lettere scritte dai prigionieri ai loro familiari per salutarli, consapevoli che stavano per morire. Io ho ricavato tutte queste informazioni visitando il museo e guardando il sito della risiera www.risierasansabba.it, in cui è possibile trovare molte altre informazioni e foto.

Vi consiglio davvero una visita a questo luogo di memoria, serve a far riflettere molto.

 

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Anna
reporter per www.6inradio.net

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Francesca Bomben

Insegnante per l'asse dei linguaggi e per l'asse antropologico presso la Scuola Primaria di Roveredo in Piano, Pordenone.

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Davide
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Davide

Ciao Anna, grazie per il tuo reportage. Mi sono rattristato molto anch’io non solo per aver letto il tuo articolo ma anche perché camminando per le vie di Torino, trovavo dei quadrati di 10 cm x 10 cm dorati con su scritto i nomi dei deportati ad Auschwizt. Questa è… LEGGI IL RESTO » »