Flipped Classroom

Il metodo della FLIPPED CLASSROOM (letteralmente “insegnamento capovolto”) trasferisce la responsabilità e la titolarità dell’apprendimento dal docente agli studenti. E no, non trasferisce la responsabilità alle famiglie (in giro per il web e per i giornali si sono sprecati alcuni buoni testi esplicativi intitolandoli “una mamma per maestra”).

Solo quando gli studenti avranno il controllo su come apprendono i contenuti, sul ritmo del loro apprendimento e su come il loro apprendimento viene valutato, l’apprendimento apparterrà a loro.

In quel momento gli insegnanti possono diventare guide per comprendere e approfondire piuttosto che rimanere dei dispensatori di fatti, così da creare discenti attivi piuttosto che contenitori di informazioni (che sbriciolano via facilmente).

L’insegnamento capovolto nasce dall’esigenza di rendere il tempo scuola più funzionale e produttivo per il processo d’insegnamento-apprendimento, investendo le ore di lezione nel risolvere i problemi più complessi, approfondire argomenti, collegare temi e analizzare i contenuti disciplinari, produrre elaborati magari in gruppo e in modalità peer to peer (tra pari) in un contesto di laboratorio assistito.

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La lezione frontale non è più utile?

La lezione frontale è ancora uno strumento prezioso per gli insegnanti ma attraverso la Flipped Classroom si intende spostare questo strumento in un differente momento rispetto alla tradizionale lezione in aula.

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Nella Classe Senza Lezioni Frontali, vi è un trasferimento attivo e intenzionale di alcune informazioni al di fuori della classe con l’obiettivo di liberare il tempo per fare un uso migliore dell’interazione a scuola. Finalmente il tempo d’aula è dilatato a favore di buone pratiche come il cooperative learning, l’Inquiry, il PBL. Si aprono spazi per la personalizzazione della didattica.

“La flipped classroom apre la strada a una didattica inclusiva, in cui gli studenti stanno in classe non per assistere passivi alla lezione, ma per studiare insieme ed essere seguiti individualmente” (Tullio De Mauro)flip3

Il trasferimento di informazioni richiede in genere l’uso di tecnologie come il podcasting o lo screencasting*. Gli studenti hanno accesso immediato  a qualsiasi argomento quando predisposto per loro quando ne hanno bisogno e nei tempi che scelgono, lasciando all’insegnante maggiori opportunità di arricchimento delle capacità degli studenti.

La didattica per EAS

Secondo la didattica per EAS (Episodi di Apprendimento Situati) elaborata dal professor Piercesare Rivoltella, direttore del Cremit dell’Università Cattolica di Milano, il modulo didattico della flipped classroomdeve essere strutturato in tre momenti:

  • momento preparatorio: il docente seleziona e assegna agli studenti risorse multimediali relative all’argomento in oggetto utili a fornire un’introduzione, un framework concettuale, e assegna compiti da svolgere. Gli studenti consultano e prendono visione delle risorse;
  • momento operatorio: è la fase in cui gli studenti svolgono il compito, ovvero creano prodotti atti a dimostrare il loro apprendimento. Siamo quindi nella fase dell’applicazione della tassonomia di Bloom, quella in cui emerge la capacità di far uso dei materiali conosciuti per risolvere problemi nuovi. Naturalmente gli studenti possono utilizzare strumenti vari per dimostrare quello che hanno imparato, ma sempre più spesso vengono impiegati strumenti di narrazione digitale (video, mappe, slideshow, storytelling ecc.);
  • momento ristrutturativo e conclusivo: il docente valuta e corregge i prodotti elaborati dagli studenti, fissa i nodi concettuali emersi e soprattutto accompagna la classe verso una rielaborazione significativa di quanto si è appresso durante l’EAS.

 

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In Italia se ne sono occupati


cecchinatoGraziano Cecchinato (graziano.cecchinato@unipd.it), ricercatore in pedagogia sperimentale, svolge alcuni insegnamenti per la Facoltà di Scienze della formazione e Psicologia dell’Università di Padova.

Vedi presentazione Prezi

Seminario ADi “Il fascino indiscreto dell’innovazione”

bonaiutoGiovanni Bonaiuti (g.bonaiuti@unica.it ), ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Pedagogiche e Filosofiche dell’Università di Cagliari. Si occupa di metodi e tecniche della didattica e, in particolare, di tecnologie per l’insegnamento e l’apprendimento.

Articolo per l’Università di Cagliari

 

Alcuni altri riferimenti utili in lingua inglese:

http://www.knewton.com/flipped-classroom/
http://www.edutopia.org/blog/flipped-classroom-best-practices-andrew-miller
http://www.fi.ncsu.edu/project/fizz/


Via ADISCUOLA

Cecchinato ha tenuto una conferenza importante a Pordenone, 12-09-2014.

Qui sotto i link del video dell’aggiornamento docenti

Francesca Bomben

Insegnante per l'asse dei linguaggi e per l'asse antropologico presso la Scuola Primaria di Roveredo in Piano, Pordenone.

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