Corsivo Inglese e corsivo Italico

La maggior parte delle persone che sono andate a scuola tra gli anni Cinquanta e Ottanta del XX secolo ha imparato a scrivere seguendo nel corsivo lo stile inglese, che è ancora la regina delle scritture calligrafiche, sia nella versione pendente che in quella dritta, modello ottocentesco dominante nella scuola italiana.

corsivo
Monica Dengo da anni propone alle scuole (guarda questo telegiornale del 2010) propone di superare l’uso del corsivo inglese, abbandonato nel resto dell’Europa da tempo, a favore del corsivo italico.

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La presentazione dei quattro caratteri contemporaneamente

Nel metodo calligrafico inglese il trattino delle lettere minuscole come a, e, i, u duplica quello in uscita della lettera precedente; funge da abbellimento, tuttavia rende l’apprendimento del corsivo più difficile per il bambino.

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Il suo modello punta alla semplicità e sostituisce le maiuscole del corsivo inglese con le maiuscole (H, M, N, R, ecc.), e abolisce gli abbellimenti inutili.

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“Nelle prime fasi di apprendimento della letto-scrittura i bambini sono legati ai processi di segmentazione e fusione fonemica (lettera per lettera), quindi hanno bisogno di vedere lettere chiare, distinte e staccate, facilmente discriminabili (maiuscole/Capitali Romane o minuscole staccate), che poi associano ai singoli suoni che queste rappresentano. Gradualmente i bambini apprendono a leggere unit sempre pi grandi (sillabe, digrammi e trigrammi, morfemi), fino a parole intere. Il corsivo dovrebbe essere introdotto solo in questa fase (circa metà o fine seconda elementare) perché nel corsivo le lettere sono unite e non bene distinguibili le une dalle altre. Il corsivo presuppone una letture “globale” della forma della parola nel suo insieme.

Non può essere introdotta da subito proprio perchè impedisce una buona discriminazione delle singole lettere, ostacolando i processi di segmentazione e fusione fonemica, che rappresentano le prime fasi di apprendimento della scrittura e della lettura. Il corsivo, introdotto troppo precocemente induce un processo di lettura globale quando i bambini non sono ancora pronti, con tutte le conseguenze che ne possono derivare.” (dal sito di Monica Dengo)

 

Materiale per informarsi e provare

Francesca Bomben

Insegnante per l’asse dei linguaggi e per l’asse antropologico presso la Scuola Primaria di Roveredo in Piano, Pordenone.

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