Cornicette e piastrellature

Sul perché fare cornicette (e sull’inutilità delle letterine tratteggiate)

Sembrano anacronistiche. Ma il perché le cornicette non siano mai andate fuori moda ce lo spiega il maestro Camillo Bortolato nelle prime pagine del libro “La linea del 1000” [1]:

Le cornicette, ma meglio, ritmi, musica, tassellazioni, mandala da replicare fino a occupare l’intera pagina del quaderno, sono un suggerimento utile per vari motivi:

  • sono un momento gratificante;
  • sono una performance di attenzione in cui, se sbagli un punto, devi disfare tutto;
  • sono un modo di liberare la mente, occupandola in un’attività piacevole; sono un momento in cui puoi stare solo;
  • sono una palestra di rapporti spaziali;
  • sono un’occasione per giocare con i colori;
  • sono un’esperienza di bellezza attraverso le simmetrie;
  • sono un’occasione per occupare i più veloci;
  • sono un momento di silenzio e pausa per tutti.

Ma aggiungo:

la riproduzione di un modello, se modello reale e non soltanto un campione, sviluppa la capacità di ascolto, pianificazione e organizzazione dello spazio; allena le competenze topologiche e geometriche e il comportamento sommativo; sviluppano la precisione, l’ordine e il senso della dimensione; rinforzano il concetto di sequenza, portano la mano a muoversi in modo fluido nelle varie direzioni; potenziano concentrazione e attenzione selettiva; abitua gli occhi alle costanti e alle verticalità e orizzontalità da percepire.

I ragazzi eserciteranno le abilità motorie periferiche fino alla loro completa automatizzazione in modo che il sistema motorio automatico li esegua senza investire attenzione.

Giacomo Rizzolatti e i suoi colleghi dell’Università di Parma a proposito dei mirror neurons  dichiarano: “i neuroni specchio delle aree corticali premotorie, responsabili del movimento della mano (ma anche della faccia e della bocca),  si attivano non solo quando un soggetto muove tali organi ma anche quando vede un’ altra persona compiere tali movimenti“.

Per questo è importante “far vedere” come si fa e non solo dare il modello.
Ancora meno se il modello è tratteggiato. Qual è la strategia, il movimento più fluido e sequenziale? Solo vedendolo fare potranno attivarsi.
Come dico ai ragazzi: “Non è la resa ma il modo (quello che si acquisisce)”.

Quindi sì a cornicette e tassellature ma la nostra sfida è stata usare pochissimi riferimenti per allenare la visione. Queste spirali retrograde fatte dai bambini (servono per allenare la mano alla corretta esecuzione delle lettere circolari e per portare l’automatismo del movimento di scorrimento della matita sull’incavo del pollice) sono state fatte su un quaderno a righe![2]

Eppoi spero tanto facciano amare … Escher!

metamorfosi di escher

 

“L’uso della mano è pensiero” Frank R. Wilson
“Lo scarabocchio è l’inizio di tutti i simboli visivi” H. Read

 

[1] La maestra Francesca che regge in mano un libro… di matematica?
Ma siamo ormai al sovvertimento del sistema!
Mi rifaccio subito consigliandovi “Simmetrie: metafore letterali di Piergiorgio Odifreddi.

[2] Questi due quaderni sono di due bimbi di classe prima della scuola primaria. Del perché si stia utilizzando un quaderno a righe di quinta… in prima lo spiegherò in un altro breve articolo.

Secondo Goethe, i matematici sono come i francesi: ogni volta che gli si dice qualcosa, la traducono nel loro linguaggio e subito appare diversa. 😉 

Francesca Bomben

Insegnante per l'asse dei linguaggi e per l'asse antropologico presso la Scuola Primaria di Roveredo in Piano, Pordenone.

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