Impugnatura e verso delle lettere

La scrittura e un’abilita motoria “dominio specifica” altamente specializzata:
i movimenti usati per scrivere sono specifici dell’attività stessa.
L’apprendimento di questa competenza motoria dipende
quindi dalla ripetizione di una sequenza di movimenti e dalla loro memorizzazione.

(J.K. Brown e R.A. Minns in:
A Neurodevelopmental Approach to Specific Learning Disabilities,
Cambridge University Press, 2004)

Un articolo del 5 novembre 2007 su Repubblica affermava che scrivere a mano rende i bambini intelligenti. Il diario delle nostre emozioni è scritto a mano, non sulla tastiera.
Coltivare la scrittura a mano significa dunque dare spazio ad una delle più importanti forme di espressione.
Tuttavia imparare a scrivere viene per lo più dato per scontato, come se fosse una condizione naturale dell’essere umano, considerata come un qualcosa di semplice che tanto tutti prima o poi impareranno.

In realtà bisogna studiare, imparando la tecnica e allenare il gesto. Anticipazioni in ambiente prescolastico o poca cura nel gesto e nell’impugnatura sono da ritenersi favorenti di disturbi grafomotori che potrebbero portare all’insorgenza di aspetti disgrafici anche molto seri.

Di disgrafia, in Italia, se ne parla poco nonostante sia in notevole aumento: secondo alcune statistiche, circa il 20% di bambini tra la seconda e la quinta classe della scuola primaria risulta disgrafica.

La disgrafia è una combinazione di varie difficoltà: di motricità fine, di visualizzare e trascrizione delle lettere, di coordinazione oculo-manuale e dinamica in generale, di completezza nella dominanza, di prassie e impugnature scorrette (bambini che impugnano ancora la penna con quattro dita si notano ancora alla scuola primaria).

La scrittura, in Italia, non è ritenuta più materia di insegnamento, tendendo alla libertà di esecuzione. I più importanti calligrafi contemporanei sono originari di Paesi anglosassoni ma in Italia possiamo vantare notevoli eccezioni come Monica Dengo.

Per ottenere una scrittura fluida, funzionale, comprensibile e che non porti stanchezza nel gesto, gli ovali vanno eseguiti in senso antiorario, le lettere vanno scritte dall’alto verso il basso in giusta sequenza, la progressione deve essere sinistra/destra.

Non è importante solo il prodotto grafico ma anche  il controllo scrupoloso della direzionalità del tracciato. Solo questo porterà a raggiungere prestazioni di scrittura manuale rapida (pensata fin dai tempi del Rinascimento) per poter scrivere sollevando la penna meno volte possibile.

Invece ai primi disagi si tende a rinunciare perché “si è già abituato così”, ritenendo ormai vetusta scrittura a mano e si immagina di bypassare il problema puntando verso l’utilizzo di un computer, o indirizzando il bambino verso lo stampato staccato: cosa che non risolverà il problema.
Nel primo caso avremo ben presto bambini facilmente affaticatili e adolescenti frustrati scambiati per pigri; nel secondo caso si arriverà ad uno stampato che ben presto, nell’urgenza di stare al ritmo richiesto dai pensieri… diverrà illeggibile.

Quando – invece –  studi sulla scrittura manuale in corsivo, evidenziano che, nel momento in cui si attiva la connessione mano-occhio-cervello, si stimolino le aree cerebrali deputate all’apprendimento favorendo l’assimilazione e la memorizzazione di concetti molto più che scrivendo su una tastiera.

Ma come si impara a tenere una matita?

Per imitazione, per istruzione e molto, molto attraverso l’esperienza e esercizio.
Oggi i bambini vedono sempre meno adulti che scrivono con la penna e quindi non hanno grande familiarità con questo atto.
Alla scuola dell’infanzia i bambini usano la matita sì ma lo fanno prevalentemente per disegnare o colorare e queste attività, anche se richiedono di impugnare uno strumento scrittorio, non sono del tutto assimilabili al compito continuo e orizzontale della scrittura.

verso1

corretta-impugnaturaSi scrive con “tutto il corpo” non solo con la mano deputata a scrivere. La mano non impegnata nell’atto scrittorio svolge l’importante funzione di trattenere il foglio, sostenere ed evitare lo sbilanciamento del corpo.
Il quaderno, di fronte al quale, spesso, alcuni bambini tendono ad irrigidirsi, deve essere percepito non come qualcosa di fisso e irremovibile, ma come uno strumento di lavoro che può essere spostato e “accomodato” nel modo a loro più funzionale.

L’area di lavoro deve essere sgombra, la posizione del braccio e dell’avambraccio comoda, i piedi a terra, la sedia dell’altezza corretta, il capo eretto, la distanza di almeno 30 cm dal foglio, la schiena appoggiata allo schienale.
Se il bambino non impara a tenere la corretta impugnatura e a tracciare correttamente le lettere (indispensabile il controllo sia in ambiente scolastico e domiciliare per ottenere risultati) l’automatizzazione dei movimenti inefficaci porteranno alla torsione e all’affaticamento del poso, delle spalle, causando crampi e dolori articolari.

Dal punto di vista osteopatico, un’impugnatura scorretta che copre la alla vista ciò che scriviamo, costringe lo scrivente a inclinarsi sulla sinistra (o sulla destra se mancino), determinando una postura che impedisce al diaframma di muoversi secondo la sua fisiologia, con conseguenti adattamenti respiratori e un accentuarsi degli atteggiamenti scoliotici.

Dal punto di vista optometrico, un’inclinazione superiore a 20° rispetto alla perpendicolare ideale rischia di provocare una riduzione d’illuminazione maggiore del 12% sull’occhio opposto alla mano di scrittura. [Fonte PEAV]

Il ragazzino, la ragazzina, odierà scrivere cronicizzando le difficoltà (per le impugnature, si veda anche l’articolo “È mancino“)

polso

polso tenuto in modo da non coprire quello che si scrive

È buona regola, sempre, non anticipare e dedicarsi a consolidare di più i gesti fini-motori prima di offrire strumenti di scrittura richiedendo delle prestazioni grafiche.

tenere la penna

Come si evolve la prensione della matita.

 

 

impugnature funzionali e no

impugnature funzionali e non

 

E se fosse mancino?

I bambini, fino ai 36 mesi, per mancanza di prevalenza emisferica, imparano sperimentando con entrambe le mani.
Intorno ai quattro anni, concludono il percorso evolutivo di lateralizzazione, cominciando  così a mostrare la preferenza per una mano o per l’altra.

Ma un numero discreto di bambini raggiungono i cinque/sei anni prima di lateralizzarsi in modo definitivo o iniziano a scrivere impugnando con la destra rimanendo però mancini “occulti”.
Che noi vi sveleremo.101

Per approfondire
(con utili esercizi di potenziamento della motricità fine)

dottori

… e dopo molti sforzi

Francesca Bomben

Insegnante per l'asse dei linguaggi e per l'asse antropologico presso la Scuola Primaria di Roveredo in Piano, Pordenone.

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